Le imprese liguri sono le più sfiduciate d’Italia nell’affrontare il 2026

WhatsApp Image 2026 02 03 at 15.12.43Nel settore manifatturiero e nelle regioni del Nord si concentrano i giudizi negativi delle imprese sulle previsioni per l’anno in corso a causa delle preoccupazioni diffuse sull’export tra dazi e conflitti. Mentre nelle regioni del Sud prevale un cauto ottimismo grazie al turismo e ai servizi. È quanto emerge dalla lettura territoriale dell’indagine sulle aspettative per il 2026 realizzata dall’Area Studi e Ricerche di CNA su un campione rappresentativo del tessuto produttivo.

La grande incertezza è il comun denominatore delle risposte, con una media nazionale al 58% ma che in Piemonte tocca il 66%, in Abruzzo il 63% e in Lombardia il 60%. L’analisi a livello territoriale vede prevalere il pessimismo rispetto all’area degli ottimisti. Limitando l’attenzione ai risultati aziendali, le imprese delle ripartizioni Centro e Nord sono accumunate da una forte sfiducia circa la congiuntura del 2026 mentre le imprese del Mezzogiorno invece ritengono di poter superare indenni il 2026, anche se l’indagine è stata realizzata prima delle disastrose conseguenze del ciclone Harry che ha colpito vaste aree della Sicilia, della Sardegna e della Calabria.

Per quanto concerne le imprese maggiormente orientate all’export, la lettura dei dati raccolti da CNA certifica invece lo stato di forte incertezza determinata dalle tensioni geopolitiche e commerciali.

 A livello regionale, le imprese hanno una maggior difficoltà a formulare previsioni nei territori maggiormente vocati all’export. Si tratta delle imprese di Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte (area di incertezza pari rispettivamente a 58,5%, 58,9%, 60,1% e 66,1%), regioni nelle quali è radicata la manifattura.

In Liguria la percentuale più elevata di giudizi negativiquasi il 32% del campione, seguita dall’Umbria con il 29,5% e poi Toscana e Marche oltre il 28%. Di contro in Abruzzo soltanto il 14,3% del campione prevede il peggioramento dei risultati aziendali, poi la Puglia con il 20,9%.

Le previsioni di performance positive nell’anno in corso si fermano al 15,5% nella media nazionale. A guidare la classifica dell’ottimismo le imprese siciliane (il 22,5% del campione) e sopra il 22% anche Marche, Puglia e Abruzzo. Sotto la media il Piemonte (soltanto il 10,7%), poi Liguria (11,4%), Emilia-Romagna (13,5%) e Umbria (13,6%).

“Al di là dei saldi tra ottimismo e pessimismo l’area dell’incertezza è talmente ampia che l’indicazione principale è che nel 2026 le micro e piccole imprese saranno costrette navigare a vista – commenta il Presidente Cna Liguria Gianluca Gattini -, valutando di volta in volta la strategia più efficace. Tale contesto va a penalizzare la propensione all’investimento, soprattutto, di quelle imprese da sempre in grado di competere con successo sui mercati internazionali che, in questa fase, oltre a confrontarsi con la debolezza della domanda proveniente dalla Germania, devono fare i conti con le forti turbolenze del commercio internazionale”.